PGA Tour

Dopo Rory tocca a Fitzpatrick: l'Europa comanda all'RBC Heritage 2026

Dopo Rory tocca a Fitzpatrick: l'Europa comanda all'RBC Heritage 2026
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L'RBC Heritage 2026 non perdona le distrazioni, e Matt Fitzpatrick lo sa meglio di chiunque altro. Bogey alla prima, bogey alla terza, e per un momento sembrava che il torneo potesse sfuggirgli di mano nel giro di poche buche. Invece no. L'inglese di Sheffield ha tirato fuori due colpi da antologia nelle buche 14 e 15 per chiudere il sabato a 17 sotto par, tre colpi davanti a tutti a Hilton Head Island. Domani, nell'ultimo gruppo, lo aspetta Scottie Scheffler.

Europa contro America. Non è solo una questione geografica: è una storia di stili, di carriere, e di approcci al gioco completamente diversi.

Fitzpatrick è un artigiano. Preciso, freddo, quasi fastidioso nella sua coerenza. Quando ha imboccato la nona con un drive da 338 yard sul green, l'unico giocatore della settimana a riuscirci, e ha trasformato per birdie, sembrava un pianista che trova il ritmo a metà concerto. Il putt da tre metri alla dodicesima per riprendere la vetta. Poi, quando il campo avrebbe potuto ricucire, due colpi da ricordare: un putt da quasi otto metri fuori green alla quattordicesima (la stessa buca dove ieri aveva rimbalzato su un albero prima di imbucare, come se Harbour Town fosse suo complice) e un chip da nove metri alla quindicesima per l'eagle, aprendo un vantaggio di tre colpi.

"È sempre soddisfacente quando riesci a ribaltarla, specialmente se non stai giocando benissimo," ha detto dopo. Understatement britannico puro. Quello che ha fatto non era semplicemente "ribaltare": era chirurgia.

Scheffler, dal canto suo, è brutale nel senso più sportivo del termine. Sette colpi di distacco all'inizio del Moving Day. Cinque birdie nelle prime sei buche. A un certo punto era in testa anche lui, con un 31 all'andata che ha fatto tremare tutto il leaderboard. Il texano non esulta, non si agita, non ti dà soddisfazione. Semplicemente gioca, e il campo cede.

"Non si può chiedere un inizio migliore," ha detto con quella tranquillità che è forse la sua arma più letale. La macchina era in moto. Il problema è che si è inceppata nel rientro: una serie di par che, dopo un'andata così, sembravano quasi una resa. Ha chiuso con un 64, 14 sotto, secondo in solitaria a tre colpi da Fitzpatrick.

Vale la pena ricordare cosa rappresentano questi due numeri. Scheffler cerca la vittoria numero 21 sul PGA Tour, la seconda stagionale dopo The American Express, con un secondo posto al Masters fresco di una settimana. Fitzpatrick cerca il quarto titolo, terzo negli ultimi quattordici mesi contando il Valspar di marzo. Non sono comprimari che cercano un momento di gloria: sono due dei migliori giocatori del mondo che si preparano a uno spareggio domenicale all'RBC Heritage.

Il campo è ancora affollato, nove giocatori entro cinque colpi dalla vetta. Ma il centro della scena è già prenotato.

"Scottie è un grande ragazzo, non vedo l'ora," ha detto Fitzpatrick quando gli hanno chiesto dello scontro diretto. Le parole giuste. Ma nel golf, la cortesia finisce sul primo tee, e quello che succede dopo appartiene solo all'istante.

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