PGA Tour

Il PGA Tour lascia le Hawaii dopo 56 anni: il Sud d'Italia è lì che aspetta

Il PGA Tour lascia le Hawaii dopo 56 anni: il Sud d'Italia è lì che aspetta
Jason Livy/Verdura Resort

Il prato del Plantation Course, a Kapalua, stava morendo. A gennaio del 2026 l'erba era ingiallita, razionata, vittima di una disputa sull'acqua con una compagnia idrica centenaria di Maui. Il Sentry, torneo simbolo dell'apertura di stagione PGA, fu cancellato. Lunedì il Tour ha ufficializzato quello che i più cinici sospettavano da mesi: dal 2027 il circuito non aprirà più alle Hawaii. Per la prima volta dal 1971.

Cinquantasei anni di tradizione, chiusi con un comunicato e due addii annunciati a Kapalua (Troon Golf, che gestisce il resort, ha avvisato lunedì due membri dello staff che non torneranno). Il Sony Open a Oahu, all'ultimo anno di sponsorizzazione, probabilmente migrerà al Champions Tour insieme al Mitsubishi Electric Championship sulla Big Island. Sentry Insurance, con un contratto fino al 2035, dovrebbe spostarsi a Torrey Pines, dove Farmers Insurance ha appena chiuso. Il 2027 si aprirà con l'AmEx, a fine gennaio in California. Il calendario completo arriverà nelle prossime settimane.

Le ragioni del divorzio le sanno tutti, anche se ad alta voce non le diceva nessuno. Maui è lontana, costosa, scarsamente popolata. Le gallerie sono sottili, la presenza corporate è tra le più piccole del circuito, e spostare un tour nel mezzo del Pacifico è un mal di testa logistico che i dirigenti di Ponte Vedra Beach si sono tenuti stretto per decenni. Il Sentry aveva perso anche la sua identità originaria di "torneo dei soli vincitori" già nel 2020, quando la pandemia costrinse ad allargare il parterre. Da lì in poi, una lenta deriva verso la normalità.

E adesso? Adesso nel calendario di gennaio si apre un vuoto di due settimane. E la domanda che nessuno sta facendo è la più ovvia: perché non l'Italia?

San Domenico Golf
San Domenico Golf

So cosa pensi. Gennaio in Italia fa freddo. A Milano sì. A Cagliari, Catania, Palermo o Lecce il termometro oscilla tra i 14 e i 17 gradi, con cieli tersi e un sole che un giocatore americano farebbe fatica a distinguere dalla Florida. Il Sud d'Italia in inverno è un segreto tenuto troppo bene, e non capisco nemmeno da chi.

I campi ci sono, e sono di livello. L'Olgiata, a Roma, è un classico che sa di storia, anche se a gennaio nella capitale fa ancora freddo. Il vero tesoro è più giù. Is Arenas, in Sardegna, è incastonato in 700 ettari di pineta affacciati sul mare. Il Verdura Resort di Rocco Forte, a Sciacca, è il tipo di posto dove Augusta incontra Taormina, e soprattutto ha già ospitato tre edizioni del Rocco Forte Sicilian Open sul DP World Tour. San Domenico, a Savelletri in Puglia, corre sulla costa adriatica tra ulivi secolari e le rovine di Egnazia. Se chiedi a un addetto ai lavori quale di questi metterebbe in piedi un evento PGA domani mattina, la risposta è Sciacca.

Is Arenas Golf
Is Arenas Golf

E poi ci sono i soldi, che è il vero motivo per cui questa conversazione non è fantascienza. Rolex è già dentro la Federgolf italiana, partner storico del golf mondiale. Ferrari, Lamborghini, Maserati e Ducati hanno tutte più liquidità che idee su come spenderla in formati nuovi e fotogenici. Armani con EA7 è già dentro tutto lo sport italiano che conta. Prada, Fendi e Versace cercano da anni piattaforme globali che non siano la solita settimana della moda. Enel è uno dei più grandi sponsor sportivi del paese, Falconeri veste il tennis. Manca davvero qualcuno disposto a mettere il nome su un torneo PGA Tour in Puglia o in Sicilia? Con tutto il rispetto per Sentry Insurance del Wisconsin, la risposta è evidente.

E qui c'è la parte che a Ponte Vedra Beach non vogliono dire ad alta voce: niente di tutta questa conversazione sarebbe possibile senza il LIV. Quattro anni fa, l'idea che il PGA Tour ripensasse il proprio calendario, i propri montepremi e la propria geografia era impensabile. Poi sono arrivati i sauditi, con un miliardo di dollari, un aereo e la voglia di giocare ad Adelaide, Jeddah, Città del Messico e Valderrama nella stessa stagione. Il LIV ha costretto il Tour a smettere di comportarsi come un country club comodo e a cominciare a ragionare come un prodotto globale. I signature event, i montepremi gonfiati, l'alleanza strategica col DP World Tour, le trattative (eterne) di fusione con il PIF: tutto nasce da qualcuno che ha fatto scomodare i vecchi baroni del golf americano. Un evento PGA Tour in Sicilia o in Puglia sarebbe il capitolo naturale di questa storia. Non una concessione al LIV, ma la continuazione di ciò che il LIV ha dimostrato essere possibile: che il gioco può crescere in posti a cui gli americani non pensano, davanti a pubblici che gli americani non sanno nemmeno esistano. "Grow the game" è lo slogan che il Tour sciorina in ogni comunicato. Sciacca, Savelletri e il Sud sono i posti dove potresti davvero farlo.

Non sarebbe semplice. I giocatori preferiscono stare vicino a casa in gennaio, le emittenti americane odiano i fusi scomodi, e l'Italia è a sei ore di differenza dalla Costa Est. Ma con il commissioner Brian Rolapp che parla di "reinvenzione" in ogni intervista, aprire una porta al Mediterraneo non sembra più così lontano dal possibile. Il Tour, finalmente, ha il vocabolario giusto per una mossa del genere. Gli manca solo il coraggio.

Per 56 anni la stagione si è aperta in mezzo all'oceano. Ora si aprirà probabilmente a La Quinta, con Torrey Pines in coda. Una scelta comoda, familiare e profondamente americana. Peccato. Perché da qualche parte tra gli ulivi di Egnazia, e dalle parti di Sciacca, ci sono campi da golf che aspettano da anni qualcuno che gli chieda di ospitare qualcosa di serio. E l'Italia, quando le offri una scena, raramente la spreca.

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