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Una settimana di rumors, una domenica di Rahm: il LIV resta in piedi

Una settimana di rumors, una domenica di Rahm: il LIV resta in piedi
Getty Images

Mercoledì scorso, mezza stampa golfistica era occupata a scrivere il necrologio del LIV. Giovedì pomeriggio, Jon Rahm si metteva i tacchetti al Chapultepec di Città del Messico. Domenica ha chiuso a 21 sotto, vincendo con sei colpi di vantaggio.

Chi aveva ragione?

La settimana era cominciata martedì sera con Monday Q Info, poi il Financial Times e il Wall Street Journal mercoledì: il Public Investment Fund saudita starebbe per staccare la spina al circuito ribelle. "Chiusura imminente," scriveva il WSJ. "Annuncio in arrivo già giovedì," rilanciava il FT. La narrativa era pronta, i titoli di apertura pure. Mancava solo una cosa, piccola ma fastidiosa: una fonte con nome e cognome.

Poi è arrivata la realtà, e la realtà aveva la faccia di Scott O'Neil che volava da New York a Città del Messico per rassicurare giocatori e staff. "Voglio essere cristallino: la stagione continua esattamente come previsto, senza interruzioni e a tutta velocità." Finanziamento al 100% per il resto dell'anno, hanno detto ai giocatori. Fino al 2032, avevano detto la settimana prima al Masters. E il LIV ha annunciato il ritorno al Chapultepec per il 2027.

Il che non significa che il circuito stia benissimo. I numeri sono quelli che sono: 1,1 miliardi di dollari di perdite dal 2021, 462 milioni solo nel 2024, un investimento totale del PIF vicino ai 5 miliardi a fronte di diritti televisivi che hanno portato 2,7 milioni. Con la M di milioni, non miliardi. O'Neil stesso, a febbraio, aveva ammesso che la redditività è lontana cinque, forse dieci anni.

E poi c'è il contesto saudita, che è il vero sottotesto di tutta questa storia. Il Mondiale 2034 è a otto anni di distanza e Riad deve costruire almeno dieci stadi da zero. Il PIF ha appena annunciato una nuova strategia quinquennale focalizzata su "efficienza degli investimenti" e priorità domestiche. Nella nota stampa, del LIV non c'è traccia. Nemmeno una riga. Kristian Ulrichsen, esperto del Medio Oriente alla Rice University, lo ha detto chiaramente alla BBC: le autorità saudite stanno riallocando risorse, e tra Mondiale e LIV non c'è partita.

Quindi cosa sta succedendo davvero? Probabilmente qualcosa a metà strada. Il LIV non chiude domani, ma i sauditi non staccheranno più assegni a cuore leggero come nel 2022. Il contesto è cambiato, il ritorno economico che tutti si aspettavano non si è mai materializzato, e il progetto dovrà reinventarsi.

Ma la differenza tra "il circuito sta riorganizzando le priorità" e "chiusura imminente" è enorme. È la differenza tra giornalismo e speculazione. E la scorsa settimana troppi si sono lanciati su una storia che non avevano verificato, probabilmente perché era troppo ghiotta per aspettare una seconda fonte.

Sergio Garcia, capitano dei Fireballs, lo ha detto con quel candore spagnolo che non sbaglia un colpo: "All'inizio dell'anno Yasir ci ha detto che è con noi, che questo è un progetto di molti anni. Le voci ci sono sempre."

Rahm, che una settimana fa al Masters era 38° a pari merito e domenica si definiva "un po' incredulo" per la vittoria, ha chiuso il weekend con sei colpi di vantaggio su David Puig (-15) e sette su Josele Ballester (-14). Podio tutto spagnolo. Titolo anche nella categoria a squadre per la Legion XIII, la prima di questa stagione, con Tyrrell Hatton e Tom McKibbin a 11 sotto e Caleb Surratt a 2.

Il prossimo appuntamento è Washington DC, dal 7 al 10 maggio. Se qualcuno pensava di scrivere l'elegia del LIV, dovrà rimandare.

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